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Chi siamo

sorr2Emmaus è una cooperativa sociale, nata nel 1986, con lo scopo di offrire a persone disabili e sofferenti psichici, considerate difficilmente inseribili nel mondo del lavoro, opportunità di recupero delle potenzialità lavorative, del rafforzamento dell’autostima e del benessere psicofisico e di appartenenza comunitaria.La cooperativa considera il lavoro uno strumento privilegiato per favorire processi di integrazione sociale della persona, in particolare della persona disabile. Dalla sua nascita ad oggi la cooperativa ha accolto 160 persone disabili, trenta di queste sono state inserite nel mondo del lavoro in collaborazione con i servizi territoriali.
La Cooperativa si articola su 2 sedi rispettivamente a:
Paderno Dugnano, situata in Via Argentina, 35 - 20037 Paderno Dugnano MI - Tel./fax +39.02.99045376 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
e
Limbiate, situata in Via Montegrappa, 41 - 20051 Limbiate MI - Tel./fax +39.02.9964014 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nome

Caravaggio emmausPerché il nome Emmaus 

L’incontro dei due discepoli di Emmaus è alla base della ispirazione del nome della cooperativa.
Gesù viene riconosciuto al momento dello spezzare del pane, cioè in un gesto di condivisione e di comunione. Quando l’amore è condiviso non solo genera solidarietà, carità, partecipazione ma diventa rivelatore di qualcosa di più grande: la rivelazione del volto di Gesù.

I discepoli di Emmaus Vangelo di Luca Cap. 24

Caravaggio emmausDisc1

Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,  e conversavano di tutto quello che era accaduto.  Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.  Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste;  uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».  Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;  come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso.  Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.  Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro  e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.  Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!  Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».  E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.  Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare Caravaggio emmausGesupiù lontano.  Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.  Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.  Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».  E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,  i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».  Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Quando si fa memoria di quanto Cristo ha fatto per la Chiesa, si obbedisce al suo comando,Caravaggio emmausDisc2 ma al tempo stesso si pone in essere una profezia, perché la Chiesa sia a sua volta capace di vivere quanto il Signore Gesù ha compiuto. La celebrazione dell’Eucaristia non è l’osservanza di un precetto, ma si trasforma in fonte di identità: siamo cristiani nella misura in cui  compiamola memoria e la profezia del gesto pasquale di Gesù. Si tratta quindi non solo di celebrare ma di vivere l’Eucaristia e la parola concreta  che esprime maggiormente questo legame è condivisione: se il segno del pane spezzato sull’altare ci rende fratelli, questo si deve realizzarlo in una vita di comunione”.
(Una vita comune di Presbiteri. Ed. Qiqajon. Bose)

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