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L'editoriale del 23 settembre 2018

Padre Pino Puglisi“Il mafioso non è cristiano, bestemmia Dio”. È una delle frasi forti pronunciate dal Papa una settimana fa durante la sua visita a Palermo sui passi di don Pino Puglisi sacerdote di Brancaccio ucciso dalla mafia. Vedendo le immagini trasmesse dalla televisione ho riprovato la stessa emozione di quando mi sono trovato, durante un viaggio a Palermo nel 2015, e mi ero soffermato a lungo a pregare sulla sua tomba nel duomo del capoluogo siciliano. Ho pensato al coraggio che hanno tanti preti di Sicilia che, forse non verranno uccisi come don Pino, ma continuano la loro opera a favore dei giovani convinti che l’educazione ai valori cristiani è forse l’arma migliore per contrastare la mafia. Parole forti le aveva già pronunciate Giovanni Paolo II e ora anche Papa Francesco ha scandito per bene perché le potessero sentire i destinatari sia mafiosi che il popolo siciliano. Ha detto con chiarezza che “bisogna essere uomini d’amore non uomini d’onore”. Che “bisogna servire e non servirsi”. Facendo riferimento “al prete del sorriso” capace di disarmare anche chi lo ha materialmente ucciso, ha invitato ancora alla conversione come già Giovanni Paolo II aveva fatto nel 1993 con una omelia vibrante e coraggiosa. Vedendo le immagini mi sono ritrovato davanti alla tomba di Padre Puglisi un confratello nel sacerdozio e mi sono chiesto ancora una volta quanta franchezza e di quanto coraggio dobbiamo avere oggi noi sacerdoti. Ricordo che mentre pregavo sulla sua tomba mi sono sentito tanto piccolo e lontano dalla sua forza e dal suo coraggio. Coraggio che Francesco ha chiesto anche ai giovani di Palermo: “la vita si fa nell’impegno, nella lotta, nella denuncia, nella discussione, nel giocarsi per un ideale”.

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