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L'Editoriale di Don Ettore del 17 febbraio 2019

DonMilaniDurante le riunioni che periodicamente convoco per i volontari Caritas, mi capita spesso di incontrare uomini e donne generosi, intraprendenti, fedeli all’impegno preso, disponibili a correre a destra e a sinistra pur di dare un aiuto, un sostegno, una parola di incoraggiamento a tante persone o famiglie che si trovano in difficoltà. Gli argomenti che trattiamo non sono solo di carattere organizzativo, ma per forza di cose affrontiamo anche la stretta attualità. Infatti molto spesso il disagio di tante persone o famiglie è la conseguenza di situazioni legate alle scelte di carattere politico, amministrativo che, non solo non aiutano chi si trova in povertà, ma esasperano la povertà fino a farla diventare cronica e quindi irreversibile. Ebbene durante una di queste riunioni un volontario tra i più generosi e disponibili, ha criticato aspramente il programma che Caritas e altre associazioni del nostro territorio hanno organizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema proposto da Papa Francesco: “La buona politica è via alla pace”. Secondo questo volontario la Chiesa non deve esporsi, perché rischia di “fare politica” bisogna lavorare per i poveri ma senza esporsi. Io ammiro molto la generosità di questo amico volontario, ma non posso dimenticare che non posso fare per carità ciò che ad ogni uomo spetta per giustizia. Detto questo, per forza di cose, devo capire ciò che è giusto da ciò che non lo è. Mi viene anche in mente ciò che disse Papa Francesco ai Gesuiti del Centro America durante la sua visita a Panama per la giornata mondiale della gioventù: il Vangelo è politica. Certo noi come Caritas non ci schieriamo da una parte o dall’altra, ma non possiamo tacere di fronte alle ingiustizie pena l’insignificanza dell’azione della Chiesa e della Caritas.

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